Ci sono libri che non si limitano a raccontare, ma svelano.
Il libro di Chiara Frugoni su Francesco è stato questo, per me.
La storica medievalista, nel suo Vita di un uomo: Francesco d’Assisi (Einaudi, 2011), restituisce la figura di un uomo sorprendentemente laico, inaspettatamente moderno, profondamente umano.
Non un santo astratto, ma un uomo in cammino, inquieto, radicale nelle sue scelte.

La breve biografia richiama i testi agiografici di Tommaso da Celano, i Fioretti, fonti medievali e riferimenti alla storia dell’arte, usati con rigore ma senza appesantire.
Tra le righe di questa ricerca storica precisa e documentata, emergono spazi di profonda umanità, sia del soggetto narrato che della narratrice.
Ne risulta il profilo di un uomo pienamente calato nel suo tempo, ma sorprendentemente vicino a noi, alla nostra esigenza di autenticità e profondità.
Qualcuno in cui riconoscersi, con cui confrontarsi. Così come lui stesso ha sempre cercato un confronto vivo, sincero, mai dogmatico, tra il messaggio evangelico e le necessità concrete dei suoi compagni. Senza tradire nessuno.
Quello che mi ha colpita davvero, e che ha cambiato il mio modo di guardare i luoghi della Valle Santa, è stata la chiusura del testo.
Senza timore di “spoiler”, la cito testualmente:
“Né la casa della vita [la Basilica di San Francesco in Assisi] né la casa della morte [la Basilica di Santa Maria degli Angeli], dove il corpo del santo fu trasportato già nel 1230, rispettarono Francesco povero e umile.
Meglio ricordarlo nella sua fresca semplicità, mentre sorride al volto di un’amica [Giacoma de’ Settesoli] che gli porta un piccolo dolce desiderato e gli fa affettuosamente coraggio nel difficile addio.”
Questa prospettiva ha dato nuova profondità al mio sguardo sui quattro santuari della Valle Santa.
Non solo luoghi di preghiera, ma paesaggi attraversati da una ricerca interiore, da un desiderio di autenticità che risuona ancora oggi, e che è possibile rivivere, fuori dai fasti architettonici e giotteschi (senza nulla togliere alla loro bellezza).
Tra i pendii della Valle Santa si percepisce il desiderio di Francesco di isolarsi; per trovare il respiro di Dio e la luce di Cristo, egli sceglie di entrare letteralmente dentro la madre terra: calandosi in grotte piccole, che a stento contengono un corpo umano, cercando il silenzio degli eremi, la povertà visibile nelle celle essenziali dei monasteri, la spiritualità che trasmettono ancora oggi legni originali e rocce nude.
Nel laboratorio del 25 luglio, proveremo insieme a dare forma a queste suggestioni.
Attraverso il Metodo Caviardage®, insieme alla cara Barbara Quaranta, lasceremo emergere parole che raccontano il nostro incontro con un territorio che è anche specchio delle nostre domande più profonde.



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